
Gli antichi ragionavano in modo diverso dal nostro, motivo per cui gli storici si sono ampiamente chiesti se sognassero allo stesso nostro modo, e se alcuni sogni che noi facciamo in modo ricorrente – come cercare di afferrare qualcosa e non riuscirci, perdere i denti, sognare di volare – facessero parte anche dell’attività onirica nell’antichità. Grazie all’abbondante documentazione di sogni narrati nell’epica greca, e alla presenza di testi antichi sul significato dei sogni, sappiamo che sì, gli antichi sognavano come noi, e sognavano spesso cose che anche noi sogniamo.
Nell’antichità, però, si facevano anche sogni che oggi non facciamo più: per esempio, si sognavano spesso gli Dei che formulavano premonizioni, e in base a quanto rivelato si prendevano decisioni, e anche sognare la nudità non era frequente, perché il senso del pudore era molto diverso. Questo cambiamento è avvenuto perché sono cambiati i nostri riferimenti sociali e credenze culturali profonde, che nel tempo hanno influenzato il nostro inconscio, che oggi sappiamo essere alla base dell'attività cerebrale che genera i sogni.
Sogni che facevano gli antichi e che facciamo ancora oggi
Tra i sogni ricorrenti che facciamo oggi e che si sognavano anche milioni di anni fa c’è per esempio tentare di correre o scappare e non riuscirci, un sogno in cui dentro sentiamo quindi animarsi una volontà, ma siamo impotenti. Di questo abbiamo documentazione nel canto XXII dell’Iliade, nel momento particolarmente drammatico che precede la morte di Ettore:
“Ogni volta che Ettore tentava di accostarsi di scatto alle porte Scee sotto le solide torri, se mai dall’alto coi dardi gli dessero aiuto, Achille, anticipandolo, lo ricacciava verso la piana, sempre rasente alle mura. Come non si riesce in sogno a prendere un fuggitivo, non riesce l’uno a raggiungere l’altro, così, Achille non poteva prenderlo in corsa e l’altro non poteva scappare”
Un altro sogno ricorrente oggi così come nell’antichità è quello di volare, come riscontriamo dal trattato sui sogni scritto da Artemidoro di Daldi, scrittore e filosofo greco vissuto tra i I e il II secolo d.C. Gli Oneirocritica (in greco Ὀνειροκριτικά, da oneiros e critica, letteralmente “critica dei sogni”), sono ben cinque libri in cui Artemidoro raccoglie e studia scritti sui sogni risalenti ai sette secoli precedenti provenienti principalmente da Asia, Grecia e Italia: il testo è stato considerato autorevole anche da Freud, che lo ha studiato per scrivere "L’interpretazione dei sogni".
Nel paragrafo 68 del libro II, Artemidoro parla proprio del sognare di volare, analizzando le diverse tipologie di volo e dando per ognuna una possibile interpretazione; e ancora descrive ampiamente il sogno della perdita i denti, un’attività onirica molto diffusa anche oggi.
Un’altra cosa che succede spesso ad alcune persone è di avere i cosiddetti sogni lucidi, ovvero sognare sapendo di stare sognando. Anche Aristotele, nel suo trattato De Divinatione in Somnis – scritto nel 44 a.C. – parla di questa condizione, che viene descritta successivamente anche da Sant’Agostino nel testo De Genesi ad litteram (414 d.C.) e da San Tommaso d’Aquino nel Summa Theologiae, scritto alla fine del 1200, in una sezione del trattato dedicata proprio all’attività onirica.
Sogni che invece oggi non facciamo più: quali sono e perché?
Ci sono poi sogni che nel passato erano ricorrenti e che oggi, invece, non facciamo più: questo dipende da un diverso approccio sociale e culturale, e quindi anche inconscio, a certe tematiche, aspetti e abitudini che definiscono il nostro modo di vivere e di interpretare la realtà, e quindi di sognare. Per esempio, nel trattato di Artemidoro non si fa riferimento al sognare di essere nudi, sogno invece piuttosto frequente ai giorni nostri: questo perché, nell’antichità, la nudità era considerata diversamente da ora, con meno pudore.
I sogni degli antichi erano poi popolati spessissimo da apparizioni degli Dei che facevano profezie e davano indicazioni, in alcuni casi anche ingannevoli, per sostenere i propri protetti umani o modificare la realtà secondo i propri voleri. Questo accadeva perché, come sappiamo, il culto degli dei era collegato in tutto e per tutto alla vita pratica quotidiana, alle scelte politiche e, in generale, all’ordine del mondo antico.
Per citare alcuni esempi dei numerosi di cui sono popolati i poemi epici, il II libro dell’Iliade si apre proprio con un sogno ingannevole che Zeus invia ad Agamennone per indurlo ad attaccare Troia, e nel libro IV dell’Odissea, Atena appare in sogno a Penelope per consolarla sulla sorte del figlio Telemaco, assumendo le sembianze di sua sorella. E ancora, il re sumero Eannatum I, sul trono intorno al 2500 a.C., sognò il dio dei temporali Ning̃irsu che gli predisse che avrebbe trionfato in una guerra, e decise quindi di procedere con l’attività bellica.