17 Ottobre 2022
15:30

Come funziona la selezione artificiale e come influisce sul successo evolutivo di specie animali e vegetali

Cos’è la selezione artificiale e in che modo ha permesso al pollo, al mais e a tante altre specie di conquistare il mondo?

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Come funziona la selezione artificiale e come influisce sul successo evolutivo di specie animali e vegetali
polli

Dovete sapere che ogni anno nel mondo nascono 68 miliardi di polli  e che gran parte delle coltivazioni presenti sulla Terra è costituita da mais. Un alieno, leggendo questi dati, potrebbe pensare che il pollo sia un animale molto adatto a vivere sulla Terra così come il mais, un cereale che prima del 1492 (l’anno della "scoperta" del Nuovo Mondo) era presente solo in America centro meridionale mentre adesso è il più coltivato sul pianeta.
Con questa premessa vogliamo sottolineare che la sopravvivenza e il successo evolutivo di queste due specie (così come di molte altre) è dovuto al fatto che ci sono utili: non è stato l’ambiente a selezionarle ma noi tramite la cosiddetta selezione artificiale, permettendo loro di sopravvivere… con un piccolo aiuto. Paradossalmente, però, l’utilità che noi esseri umani riscontriamo in questi organismi (che sono per noi fonte di cibo) sta rendendo molte specie ormai geneticamente fragili.

Cosa si intende per selezione artificiale e come funziona?

Per selezione artificiale si intende la modificazione di una specie attuata sulla base di scelte e criteri decisi dall’uomo. Diversamente dalla selezione naturale dove è l’ambiente a decidere chi si riproduce e chi no (selezionando quindi quelle caratteristiche ottimali che saranno trasmesse alle generazioni successive), nella selezione artificiale è l’uomo a decidere quali caratteri visibili detti fenotipici (utili per lui stesso!) portare avanti.
Quella della selezione artificiale è una pratica che inconsciamente l’essere umano ha iniziato ad attuare circa 10.000 anni fa, decidendo di piantare i semi di quelle piante che si erano dimostrate più fruttuose o facendo riprodurre solamente quegli animali che producevano maggiore quantità di carne o latte.
Se non fosse stato per la selezione artificiale, moltissimi degli animali e delle piante che conosciamo oggi sarebbero profondamente diversi!

Il mais (Zea mais), ad esempio, proviene da una pianta che in passato era molto meno produttiva, visto che faceva delle pannocchie minuscole e poco numerose: il teosinte. Nell’arco di numerose generazioni l’essere umano ha selezionato e fatto riprodurre solo le piante che avevano caratteri utili fino a trasformare questa specie nell’attuale pianta di mais che tutti conosciamo.

Vantaggi e svantaggi evolutivi della selezione artificiale

La selezione artificiale ha permesso agli allevatori di aumentare la resa e la produttività della maggior parte delle specie animali e vegetali che comunemente abitano le nostre terre. Alla natura non interessa la qualità della vita del singolo individuo (cosa della quale sta iniziando a preoccuparsi l’essere umano), e nemmeno di selezionare il carattere che possa rendere un determinato animale o vegetale più appetitoso. Al contrario, nel caso della selezione artificiale sono proprio i caratteri ad essere importanti: l’utilità per l’uomo e – nel caso specifico del pollo o del mais – per il nostro stomaco.
Se piacere all’uomo fa aumentare la sopravvivenza della specie, ecco che "spontaneamente" il pollo allevato tenderà ad avvicinarsi sempre più ai nostri canoni e gusti, perché solo chi riteniamo “adatto” ad essere mangiato contribuirà a fornire le proprie caratteristiche delle generazioni successive.

campo di grano

Il principale svantaggio, tolta la qualità di vita del singolo individuo, è però un impoverimento dei caratteri genetici e della varietà di quella specie. In particolare, facendo riprodurre solo individui che corrispondono ad un determinato canone, rischiamo di portarci dietro anche caratteri svantaggiosi. Un caso iconico è quello della displasia del pastore tedesco: un disturbo genetico ereditario degli arti posteriori causato da quello che in genetica viene chiamata depressione da inbreeding. Questo termine si riferisce al fatto di far incrociare individui spesso imparentati, in modo da mantenere, fissare e aumentare un determinato carattere nelle generazioni successive che nel caso del pastore tedesco è l’attitudine a governare un gregge.

pastore tedesco

Quello che succede è che incrociando individui strettamente imparentati otteniamo nella prole la capacità, la resistenza, il gusto o la produttività che tanto cercavamo, ma allo stesso tempo aumentiamo le probabilità di incombere in caratteri dannosi che passeranno alle generazioni successive.
Detto in poche parole, selezionando gli individui per un carattere li stiamo automaticamente selezionando anche per altri potenzialmente  sfavorevoli, impoverendo la varietà genetica ed aumentando la quantità di geni deleteri.
Non a caso la depressione da inbreeding è la ragione per la quale è sconsigliata la riproduzione tra consanguinei stretti.

Facciamo un altro esempio: sono poche le varietà di patate che vengono consumate al mondo perché solo le più produttive e le più resistenti vengono commercializzate, quando la realtà è che ne esistono numerosissime tipologie diverse. L'impoverimento delle varietà di patate è uno svantaggio enorme per lo stesso tubero perché ciò ne riduce le chances di sopravvivenza. Abbiamo già raccontato una storia simile quando abbiamo parlato della banana Cavendish e di come questo frutto fosse ben diverso in passato.

varietà patate

Se però guardiamo il tutto dal punto di vista dell'organismo, anche se non è il massimo dover sacrificare una parte dei propri semi o addirittura farsi mangiare, la collaborazione con l'essere umano può essere vista in qualche modo come un “vantaggio”. Attenzione però, non parliamo di vantaggio per il singolo animale o la singola pianta ma di successo evolutivo; capiamoci, molto spesso per questi organismi il prezzo da pagare è alto, specialmente per gli animali che vengono allevati intensivamente.

Il fatto che molte specie abbiano aumentato il proprio successo evolutivo grazie a noi esseri umani, non vuol dire che possiamo giocare a fare le divinità e montarci la testa. Anzi, ristabilire il ruolo che l’essere umano ha all’interno del mondo dei viventi deve essere un nostro dovere. Ognuno di noi, d'altro canto, è un singolo pezzo del puzzle che assieme a ciò che ci circonda dà origine all'immagine completa del mondo.

Bibliografia
Blake, Damer P., et al. "Genetic and biological characterisation of three cryptic Eimeria operational taxonomic units that infect chickens (Gallus gallus domesticus)." International journal for parasitology 51.8 (2021): 621-634.

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