
La patente serve per ragioni di sicurezza e regolazione del traffico: è necessario che chi conduce un veicolo a motore sia capace di controllarlo e conosca le regole della circolazione stradale. Le prime “patenti” furono introdotte agli albori della storia dell’automobile, negli anni ’80 dell’Ottocento, ma normative precise sono state emanate solo nel corso del Novecento. In Italia le prime norme nazionali per il conseguimento della patente furono introdotte nel 1901. Da allora la normativa è stata modificata più volte, anche per adeguarsi a norme europee. Le innovazioni più recenti, introdotte proprio nel 2026, riguardano le modalità di svolgimento dell’esame.
Perché per guidare serve la patente
La patente è necessaria perché guidare un veicolo a motore comporta il dover manovrare un mezzo potenzialmente pericoloso in uno spazio condiviso con altre persone. Più specificamente, si possono individuare tre ragioni che spiegano la necessità della patente:
- La sicurezza: un’auto, una motocicletta o un camion possono causare danni gravi a persone o cose. La patente certifica che una persona conosce le regole della circolazione stradale ed è capace di controllare il veicolo.
- La regolazione del traffico: sulle strade si può circolare perché tutti seguono le stesse regole (precedenze, limiti di velocità, segnali, ecc.): senza una formazione obbligatoria, che impone a tutti di conoscere le regole, il traffico diventerebbe più caotico e pericoloso.
- La responsabilità legale: la patente permette alle autorità di verificare chi è autorizzato a guidare e di sanzionare chi non rispetta le regole.
La patente, in sostanza, serve a ridurre il rischio di incidenti e a rendere la circolazione più ordinata e sicura da un punto di vista legale.
Le origini della patente
La storia della patente è intrecciata, logicamente, con quella dei veicoli a motore. Le prime “patenti” furono rilasciate negli anni ‘80 dell’Ottocento, il periodo di costruzione delle prime automobili. Il primo “permis de conduire” fu infatti rilasciato a Parigi a un costruttore, Leon Serpollet, che produceva tricicli a vapore. Cinque anni più tardi in Germania fu rilasciato un permesso di circolazione a Karl Benz, l’ingegnere considerato l’inventore dell’automobile, perché per primo applicò a un veicolo il motore a scoppio.

Le prime “patenti”, tuttavia, non erano regolate da specifiche leggi, ma erano autorizzazioni a condurre specifici veicoli sulle strade, in genere rilasciate dalle autorità locali mediante fogli compilati a mano. Inoltre, non esistendo ancora normative precise, in numerosi casi la circolazione dei veicoli (che erano ancora rarissimi) avveniva liberamente, senza la necessità di autorizzazioni e patenti. Per esempio, negli Stati Uniti solo nel 1899 furono rilasciati i primi permessi di circolazione, nonostante già da alcuni anni circolassero le autovetture.
Con il passare del tempo, i veicoli in circolazione aumentarono e in molti Paesi le istituzioni resero obbligatoria la patente e introdussero regole precise per il suo conseguimento, prevedendo che, per ottenerla, fosse necessario sostenere un apposito esame per dimostrare la capacità di controllare un veicolo.
La patente di guida in Italia
In Italia i primi permessi di guida furono rilasciati nel 1898. Pioniere fu il comune di Milano, che in quell’anno promulgò un “Regolamento per la Circolazione delle Vetture Automobili”, introducendo l’obbligo della patente sulle strade cittadine e stabilendo che doveva essere rilasciata da un'apposita commissione.
La patente “nazionale” fu introdotta tre anni più tardi, nel 1901, con il Regio Decreto nº 416 del 28 luglio, “Regolamento per la circolazione degli automobili sulle strade ordinarie”. All’articolo 12, il regolamento stabilì che chi voleva guidare un veicolo doveva richiedere l’apposita patente al prefetto della provincia di residenza. Per ottenere il permesso, il richiedente doveva superare una prova di guida presso gli uffici del Genio Civile. In caso di esito positivo, era rilasciata la patente che, come oggi, doveva essere sempre portata con sé durante la guida.
Nei decenni seguenti, a causa dell’aumento dei veicoli in circolazione, furono introdotte nuove norme. Tra esse, l’obbligo della targa per ogni veicolo, l’introduzione di specifici requisiti fisici per la guida, il “foglio rosa”, cioè un permesso temporaneo per fare pratica insieme a un guidatore esperto, le patenti speciali per guidare i mezzi pubblici.

Le innovazioni del secondo dopoguerra e la patente europea
Dopo la Seconda guerra mondiale, furono sottoscritte nuove norme internazionali per regolare la validità della patente al di fuori del territorio dello Stato che la rilascia: la convenzione di Ginevra del 1949 e quella di Vienna del 1968 (che aggiornarono un precedente accordo del 1926). Sono gli accordi in vigore ancora oggi per il conseguimento della patente internazionale.
Inoltre, in molti Paesi le norme sono state aggiornate. In Italia, tra le diverse innovazioni, vi è stata la nuova suddivisione delle categorie di patenti e la modifica dell’esame per il conseguimento, che oggi, come sappiamo tutti, prevede non solo la capacità di guidare, ma anche una approfondita conoscenza della circolazione stradale e di questioni a esse connesse.

Dagli anni ’90, la normativa italiana ha dovuto adeguarsi alle regole dell’Unione europea. Nel 1996 è stata infatti introdotta la patente europea: i permessi rilasciati negli Stati membri dell’UE sono automaticamente validi in tutta l’Unione. La normativa inoltre ha cambiato nuovamente il formato della patente, rendendo obbligatorio il modello a carta di credito, oggi in uso. La normativa è entrata completamente in vigore nel 2013, ma è in continua evoluzione.