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In questo particolare periodo storico l'invasione russa dell'Ucraina sta tenendo il mondo con il fiato sospeso e sempre più spesso si sente parlare di "armi nucleari". Questo ricorda molto quanto accaduto durante la Guerra Fredda, periodo nel quale diversi episodi rischiarono di scatenare un conflitto nucleare: uno di questi  riguarda il tenente colonnello Stanislav Petrov. Il 26 settembre 1983 quest'uomo fu protagonista di quello che è passato alla storia come “Incidente dell'equinozio d'autunno”: in quell'occasione il sistema di difesa aereo sovietico segnalò per errore la presenza di cinque missili USA diretti verso la Russia e, da protocollo, avrebbero dovuto rispondere lanciando un contrattacco missilistico nucleare verso gli Stati Uniti.

Il sistema sovietico di difesa antiaerea

Al culmine della Guerra Fredda, la difesa antiaerea sovietica prevedeva una branca che si occupava della minaccia balistica e nucleare: nel 1972 fu assegnato a questo reparto il tenente colonnello Stanislav Evgrafovič Petrov.
Più nello specifico, il sistema di sorveglianza antinucleare sovietico era composto dal sistema Oko, cioè un sistema di prima allerta basato su una costellazione di 101 satelliti. Questi erano utilizzati per rilevare il lancio di missili balistici (in quegli anni erano spesso armati con testate nucleari) attraverso la rilevazione agli infrarossi dei gas di scarico prodotti dai loro propulsori sia in fase di take-off, che servivano ad allertare i sistemi per l’avvenuto lancio, sia durante la fase di crociera, per intercettare il missile stesso e l’eventuale luogo di impatto. Le informazioni fornite dai satelliti erano poi trasferite al sistema antimissile balistico.

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Il giorno dell'incidente

Il 26 settembre 1983 il tenente colonnello Stanislav Petrov era al comando del sistema antimissilistico nel bunker Serpuchov 15, nei pressi di Mosca.
La procedura sovietica, in caso di un attacco missilistico statunitense, era drammaticamente semplice:

  • Allertare il sistema di difesa ed i vertici di comando militare;
  • Lanciare istantaneamente un contrattacco missilistico nucleare contro gli Stati Uniti secondo la dottrina della “Distruzione Mutua Assicurata”.

Alle 00:14 il sistema Oko lanciò l’allarme: aveva individuato un missile balistico partito da una base in Montana e diretto verso il territorio sovietico. Petrov prese la difficile decisione di non seguire il protocollo e si mise ad osservare il sistema, anche quando questo lanciò altri 4 allarmi per altri 4 missili. Nonostante il protocollo, il tenente colonnello decise di non lanciare l’allarme.
Secondo Petrov, infatti, era impossibile che gli USA lanciassero improvvisamente un attacco con solo 5 missili. Si rilevò la decisione giusta, il sistema aveva diramato un falso allarme.

Ma per quale motivo il sistema Oko lanciò un falso allarme?
Tutto dipese da una sfortunata congiunzione astronomica legata all’equinozio di autunno da poco passato. In particolare il Sole, la Terra ed uno dei satelliti di Oko si trovarono perfettamente allineanti durate i propri moti di rivoluzione ed il sistema Oko interpretò i riflessi solari come i fumi del propulsore di un missile.

Il (parziale) riconoscimento di Petrov

Petrov purtroppo non ebbe nessuna medaglia e nessuno encomio per aver salvato il pianeta, anzi gli fu dato ordine di mantenere il segreto e la sua carriera si arrestò quella sera di inizio autunno, andando in pensione anticipata. La propaganda sovietica non poteva permettersi di far emergere le falle dei propri sistemi ed apparati militari e il segreto fu mantenuto fino al crollo dell’URSS.

La storia di Petrov iniziò a circolare nei primi anni Duemila, quando il 19 gennaio 2006 si recò a New York per riturare un premio dell'Onu. Inoltre nel 2013 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite introdusse in suo onore la "Giornata Internazionale per l'eliminazione totale di tutte le armi nucleari", che viene celebrata ogni anno proprio il 26 settembre.
Petrov, infine, morì nel 2017 vicino Mosca all'età di 77 anni.

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in foto: Stanislav Petrov a 77 anni (Credit: Queery–54).
Articolo a cura di
Roberto Manzo