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in foto: Credit: INGV.

Spesso le parole "Campi Flegrei" sono associate a quelle di "sciame sismico". In sismologia uno sciame sismico è una lunga sequenza di scosse di lieve e media intensità che colpisce una determinata zona per un periodo di tempo variabile e relativamente breve. Solitamente i terremoti di uno sciame hanno tutti una magnitudo piuttosto simile tra loro e sono distribuiti in modo irregolare nel tempo. Spesso però la parola sciame viene utilizzata anche per parlare delle "sequenze sismiche", un termine simile ma che si riferisce ad un diverso fenomeno. In questo articolo facciamo chiarezza, andando a vedere non solo cosa cambia tra sciame e sequenza sismica ma anche qual è la situazione in Italia.

Cosa sono gli sciami sismici?

Il termine sciame sismico (in inglese seismic swarm) probabilmente è stato utilizzato per la prima volta da sismologi giapponesi attorno agli anni Sessanta. Prendendo in prestito le parole del sismologo Tokuji Utsu, possiamo definire uno sciame sismico come una concentrazione di terremoti in cui non c'è un singolo terremoto di magnitudo predominante. Spesso il termine "sciame sismico" viene utilizzato come sinonimo di "sequenza sismica", anche se i due termini fanno riferimento a due fenomeni diversi. La sequenza sismica è solitamente caratterizzata da un forte terremoto (mainshock) seguito da una serie di scosse di magnitudo minore (dette anche aftershock, repliche o scosse di assestamento), a differenza dello sciame sismico che presenta terremoti tutti pressappoco della stessa magnitudo.

Se prendiamo come esempio il terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009, possiamo dire che le scosse che lo hanno preceduto (cioè quelle tra gennaio e inizio aprile 2009) fossero effettivamente classificabili come sciami sismici. Al contrario le scosse dal 6 aprile in poi possono essere classificate come sequenza sismica, perché si trattò a tutti gli effetti di un mainshock (cioè la scossa di magnitudo 6.1) seguito da migliaia di aftershock di magnitudo inferiore nel corso delle settimane e nei mesi successivi.

Gli sciami sismici devono far preoccupare?

Attenzione: non è assolutamente detto che uno sciame sismico sia necessariamente il segnale premonitore di un terremoto di grandi dimensioni. Come vedremo a breve, esistono alcune zone d'Italia (es. Campi Flegrei) nelle quali questo fenomeno accade ciclicamente, pur non portando ogni volta a un violento sisma.

Il fenomeno in Italia

Lungo lo Stivale sono diverse le aree periodicamente interessate da sciami sismici, anche se due tra le principali sono le aree attorno all'Etna e, soprattutto, ai Campi Flegrei. Qui è presente un fenomeno che prende il nome di bradisismo e che consiste in un periodico innalzamento e abbassamento del livello del suolo. Si tratta di un fenomeno di origine vulcanica e solitamente la formazione di uno sciame sismico è collegata alla fase di innalzamento.
Per quanto riguarda invece le sequenze sismiche, come confermato anche dall'INGV, ogni anno in Italia ne avvengono decine la cui durata è estremamente variabile, da pochi giorni a molti mesi. Ad esempio nell'anno 2013 in Italia sono state identificate oltre cento sequenze, di cui 9 con durata maggiore ai due mesi. E quali sono le zone più colpite da sequenze sismiche? Come possiamo vedere dall'immagine sottostante sono diverse le zone interessate, anche se sono concentrate in prevalenza nell'Italia centro-meridionale.

sequenze sismiche italia
in foto: Principali sequenze sismiche in Italia nel 2013 (credit: INGV).
Articolo a cura di
Stefano Gandelli