23 Ottobre 2023
17:00

Il processo di pace tra Israele e Palestina, quali sono le soluzioni proposte e perché hanno fallito

Nel corso degli anni sono state avanzate numerose proposte per risolvere il conflitto israelo-palestinese. La soluzione "Due stati per due popoli" è stata oggetto di trattative.

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A cura di Erminio Fonzo
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Il processo di pace tra Israele e Palestina, quali sono le soluzioni proposte e perché hanno fallito
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“Due Stati per due popoli”. È stata questa la possibile soluzione territoriale presa in considerazione più spesso far cessare il conflitto israelo-palestinese, prevedendo una spartizione della Palestina in uno Stato ebraico e uno Stato palestinese. Negli anni ’90 l'ipotesi di creare due Stati fu seriamente discussa nelle trattative tra i due contendenti, che sembravano destinate al successo. Tuttavia la soluzione era (ed è) resa più difficile da alcune questioni specifiche, che ne hanno determinato il fallimento.

Nel corso degli anni sono state proposte anche altre opzioni di pace, come quella di fondare uno Stato unico per israeliani e palestinesi, ma non sono mai state oggetto di trattative bilaterali e sono in genere considerate impraticabili. La pace, purtroppo, oggi appare quanto mai lontana.

Attenzione: la questione israelo-palestinese è estremamente complessa e delicata e siamo consapevoli che ogni tipo di sintesi rischia di omettere informazioni; pertanto questo articolo va visto nell’insieme dei contenuti che abbiamo proposto e che proporremo nei prossimi giorni. Vi invitiamo quindi a non perderli: potete trovare tutto nella categoria Guerra Israele-Palestina del nostro sito. Sappiate che il nostro scopo è di far capire la situazione geopolitica con la massima neutralità e stimolare l’interesse per ulteriori approfondimenti.

Qual è oggi la situazione in Israele e in Palestina

Per esaminare le proposte di pace avanzate nel corso degli anni bisogna partire dalla situazione attuale. Israele è uno Stato pienamente costituito, che si definisce “ebraico e democratico”. I Territori palestinesi, invece, non sono costituiti concretamente in uno Stato e sono controllati militarmente da Israele, ma alcune porzioni della Cisgiordania sono amministrate dall’Autorità nazionale palestinese (che formalmente controlla anche Gaza, dove però il potere è di fatto detenuto da Hamas).

Gli eventi dai quali è scaturita la situazione attuale sono essenzialmente tre:

  • La guerra arabo-israeliana del 1948, nel corso della quale le forze militari ebraiche occuparono gran parte della Palestina, fondando lo Stato di Israele; la maggioranza dei palestinesi fu costretta a lasciare il territorio e a rifugiarsi in altri Paesi.
  • La guerra dei sei giorni del 1967, nel corso della quale Israele occupò, insieme ad altri territori, la Striscia di Gaza, Gerusalemme Est e la Cisgiordania. Dopo la guerra, lo Stato ebraico non ha mai annesso formalmente i territori occupati, con l’eccezione di Gerusalemme Est, ma vi ha costruito numerosi insediamenti, trasferendovi parte della sua popolazione.
  • Gli accordi di Oslo del 1993-95, con i quali Israele ha ceduto all’Autorità nazionale palestinese l’amministrazione di alcuni settori della Cisgiordania (prevalentemente i centri urbani) e la quasi totalità della Striscia di Gaza, continuando però a esercitare controllo militare sul territorio.
Israele, Cisgiordania e Gaza
Israele, Cisgiordania e Gaza.

Soluzione a due Stati

La soluzione “due Stati per due popoli” è stata l’unica sulla quale si è cercato di costruire un processo di pace. La soluzione prevede la fondazione di uno Stato palestinese nei territori di Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Per realizzarla, Israele deve cedere i territori occupati nel 1967 e i palestinesi devono rinunciare definitivamente a quelli che hanno perso nel 1948. Negli anni ’90 le due parti hanno raggiunto alcuni accordi parziali, ma il processo di pace è fallito senza che lo Stato palestinese sia stato costituito.

La storica stretta di mano tra il premier israeliano Rabin e il leader palestinese Arafat
La storica stretta di mano tra il premier israeliano Rabin e il leader palestinese Arafat nel 1993.

I negoziati, infatti, non hanno risolto alcune questioni essenziali, tra le quali:

  • Lo status di Gerusalemme: entrambi i contendenti la rivendicano come capitale e dividere la città è molto difficile, perché entrambi vogliono il controllo sui luoghi sacri che contiene.
  • I confini e gli insediamenti israeliani: non è possibile ripristinare perfettamente i confini del 1967 perché al loro interno sono stati costruiti molti insediamenti israeliani. Sarebbe necessario perciò uno scambio di territori o uno spostamento di popolazione.
  • I profughi palestinesi: i discendenti dei profughi espulsi nel 1948, che sono più di cinque milioni e vivono sparsi tra Cisgiordania, Gaza e altri Paesi mediorientali, chiedono di tornare nella terra dove sono stati costretti a scappare. Israele non lo accetta, perché la popolazione araba diventerebbe maggioritaria e il Paese cesserebbe di essere uno Stato ebraico.

La soluzione a due Stati è ostacolata anche dal fatto che vasti settori della popolazione israeliana e palestinese la rifiutano: in Israele, una parte dei cittadini pensa che l’intera Cisgiordania spetti al loro Paese perché è il luogo di origine del popolo ebraico; in Palestina una parte della popolazione non è disposta ad accettare la presenza dello Stato ebraico, neanche se fosse limitato ai confini del 1948.

Oggi gli oppositori del processo di pace sono più numerosi in entrambe le popolazioni, come dimostra la presa del potere di Hamas a Gaza e l’ascesa al governo di Israele dei partiti nazionalisti e ultranazionalisti. Inoltre, il governo israeliano ha accresciuto in maniera significativa gli insediamenti in Cisgiordania, rendendo meno praticabile la soluzione a due Stati.

Insediamenti in Cisgiordania nel 2012
Insediamenti in Cisgiordania nel 2012.

Soluzione a uno Stato

La soluzione a uno Stato non è mai stata oggetto di trattative diplomatiche, ma è stata proposta da alcuni esponenti politici e intellettuali. In sintesi, prevede di fondare uno Stato unico nei territori di Cisgiordania, Gaza e Israele, con pari diritti per tutti i cittadini indipendentemente dalla loro appartenenza etnica e religiosa. Si è pensato sia a uno Stato centralizzato, sia a una federazione tra due territori semiautonomi.

Una soluzione del genere risolverebbe le questioni non affrontate dal processo di pace degli anni ’90, ma è impraticabile per varie ragioni, in primis perché gli ebrei diventerebbero minoritari: nell’ipotetico Stato unico, la popolazione araba (inclusi gli arabo-israeliani, cioè i discendenti dei palestinesi restati in Israele nel 1948), sarebbe al momento equivalente a quella ebraica, ma, avendo un tasso di crescita maggiore, diventerebbe presto preponderante e Israele non sarebbe più uno Stato degli ebrei. Quasi nessun israeliano è disposto ad accettarlo.

Opzione giordana

Un’altra possibilità è il ritorno di parti della Cisgiordania alla Giordania, che l’ha controllata fino al 1967, e l’annessione israeliana del resto del territorio. L’opzione non considera la Striscia di Gaza, che dovrebbe diventare uno Stato a sé stante o essere annessa all’Egitto.

Giordania e Cisgiordania
Giordania e Cisgiordania (West Bank)

La proposta è stata avanzata da alcuni esponenti politici israeliani sin dal 1967 ed è oggi apprezzata dai partiti nazionalisti. In Palestina, però, l’opzione giordana non incontra fortuna, sia perché la popolazione vuole un proprio Stato, sia perché Israele annetterebbe porzioni significative del territorio cisgiordano.

Annessione unilaterale israeliana

Israele non ha mai potuto annettere i territori occupati nel 1967 (tranne Gerusalemme Est) a causa della popolazione che vi risiede. Se annettesse la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, si ritroverebbe con una popolazione araba preponderante, alla quale dovrebbe garantire la cittadinanza, e cesserebbe di essere uno Stato ebraico. Se invece, dopo l’annessione, non riconoscesse la cittadinanza ai palestinesi, non sarebbe più uno Stato democratico (senza contare che darebbe luogo a guerre e conflitti).

Nonostante queste difficoltà, alcuni esponenti dell’establishment di Israele hanno ugualmente proposto di annettere la Cisgiordania o sue porzioni, trasferendo la popolazione in Giordania o garantendogli lo status di minoranza riconosciuta. Nessuno pensa invece ad annettere Gaza, abitata da una popolazione numerosa e ostile a Israele.

Manifestazione a Tel Aviv contro i propositi di annessione (credit Talmon Yair)
Manifestazione a Tel Aviv contro i propositi di annessione. Credits: Talmon Yair.

L'annessione non negoziata, del resto, non comporterebbe la fine del conflitto, ma lo renderebbe più aspro e avrebbe ripercussioni internazionali imprevedibili.

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