L'Italia è un Paese molto attivo dal punto di vista vulcanico: secondo l'INGV, sul territorio nazionale sono presenti circa 12 vulcani attivi. Considerando che in alcuni casi questi sono circondati da centri abitati anche di grandi dimensioni – come il Vesuvio con Napoli o i Campi Flegrei – è chiaro che conoscere il rischio vulcanico sia di primaria importanza. Ma come viene definito il rischio vulcanico? Ed è possibile ridurlo?

Cos'è il rischio vulcanico e come si determina?

Il rischio vulcanico in vulcanologia può essere definito come la probabilità che un evento eruttivo accada, per il danno che questo potrebbe causare. Ma quali sono i fattori che determinano il rischio vulcanico? I tre principali sono pericolosità vulcanica, vulnerabilità e valore esposto e, come riportato dalla Protezione Civile, se volessimo esprimere il tutto con una formula potremmo dire che R = P x V x E, dove ogni lettera rappresenta un fattore di rischio:

  • P= Pericolosità – cioè la probabilità che l'eruzione si verifichi in un certo intervallo di tempo in una determinata area;
  • V= Vulnerabilità – la propensione di persone, infrastrutture e attività economiche a essere danneggiate dall'eruzione vulcanica;
  • E= Esposizione (o Valore esposto) – il numero di unità (o il valore) di elementi a rischio, come persone o case, in una certa area.

Di solito la vulnerabilità di edifici e persone in caso di fenomeni vulcanici è sempre elevata e quindi per avere un valore di rischio basso è necessario che lo siano pericolosità ed esposizione. Ad esempio, se un vulcano è estinto o se si trova in un'area disabitata, il valore di R sarà basso. Al contrario, se è probabile che un vulcano erutti o se l'area è densamente popolata, il rischio non farà altro che crescere.

eruzione stromboli 2019
in foto: Eruzione di Stromboli del 2019.

È possibile ridurre il rischio vulcanico?

Dal momento che le eruzioni vulcaniche non sono controllabili, le nostre armi più forti sono la previsione e la prevenzione. L'obiettivo è sempre quello di ridurre al minimo la perdita di vite umane e di beni in caso di eruzione vulcanica.

Monitoraggio dei parametri

La prima cosa che dobbiamo tenere a mente è che è impossibile sapere con precisione quando un vulcano erutterà. Certo, esistono dei segnali precursori che ci possono aiutare a capire se il vulcano sta per dar vita ad un eruzione, ma si tratta di segnali che non solo non sono sempre presenti ma che non ci danno nemmeno indicazioni precise in merito a quando il vulcano erutterà. In quest'ottica può essere utile studiare la storia eruttiva di quel vulcano, così da valutare se quei segnali premonitori corrispondono ad altri segni già individuati in passato. Più nello specifico, quello che viene fatto dall'INGV (l'organo preposto al monitoraggio vulcanico) è:

  • monitorare i parametri fisici e chimici dei fenomeni precursori;
  • rilevare e comunicare immediatamente eventuali anomalie;
  • analizzare la serie di eruzioni storiche del vulcano.
Vesuvio, vulcano
in foto: Foto satellitare del Vesuvio.

Il livello di allerta dei vulcani italiani

I principali vulcani italiani, come Vesuvio, Stromboli, Vulcano, Etna e Campi Flegrei, hanno dei "livelli di allerta" per descrivere il loro stato di attività. Questi livelli sono rappresentati con quattro colori a rischio crescente:

  • verde – il vulcano è in stato di quiescenza;
  • giallo – si sta verificando una crisi minore idrotermale superficiale del vulcano;
  • arancione – crisi idrotermale profonda del vulcano;
  • rosso – eruzione imminente o in corso.

Attenzione: dobbiamo sempre tenere a mente che un vulcano in zona “verde” ha un rischio basso, ma mai pari a zero. Ci sono in fatti vulcani come Etna e Stromboli che, anche se in zona verde, possono dar vita ad attività esplosive improvvise e imprevedibili.

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in foto: Eruzione dell’Etna. credit: INGV.
Articolo a cura di
Stefano Gandelli