
Su tutti i pacchetti c'è scritto che il fumo uccide. Eppure la sigaretta dopo il caffè, quella della pausa lavoro, quella per gestire lo stress continuano ad esistere nella vita di milioni di persone. Il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità oggi offre percorsi combinati che portano il tasso di successo fino al 60%, aiutati da una recente e importante novità: da marzo 2026, infatti, un efficace farmaco per smettere (la citisina) è diventato totalmente gratuito tramite il Servizio Sanitario Nazionale. Ma per capire come uscirne, bisogna prima capire come funziona la trappola del fumo. Il problema non è la mancanza di volontà: smettere significa combattere tre dipendenze contemporaneamente, non una sola.
Smettere di fumare: le 3 dipendenze e i dati dell’ISS
La prima è quella fisica dalla nicotina. La nicotina stimola il rilascio di dopamina, la molecola del piacere, e quando manca il corpo la chiede letteralmente. Infatti aumentano irritabilità, ansia, insonnia, difficoltà di concentrazione: Sono i sintomi dell'astinenza.
La seconda è comportamentale. Nel tempo fumare diventa un rituale automatico: la sigaretta dopo il caffè, quella nelle pause, quella con l'aperitivo. Il corpo si abitua al gesto, al contesto, al momento.
La terza è psicologica. Il cervello associa la sigaretta alla gestione delle emozioni. Stress? Sigaretta. Noia? Sigaretta. Ansia? Sigaretta. La si usa per trovare sollievo, senza però risolvere nulla, anzi, peggiorando tutto nel lungo periodo.
Tre dipendenze insieme spiegano un dato che l'Istituto Superiore di Sanità riporta con chiarezza: senza un supporto esterno, solo il 4% dei tentativi di smettere ha successo. Significa che su 100 persone che ci provano da sole, 96 falliscono.
Cosa succede al corpo se smettiamo
Prima di parlare di soluzioni, vale la pena sapere una cosa: il corpo comincia a riparare i danni nell'istante stesso in cui si spegne l'ultima sigaretta.
Dopo 20 minuti pressione arteriosa e frequenza cardiaca tornano nella norma.
Dopo 12 ore i livelli di monossido di carbonio (CO) nel sangue calano drasticamente.
Dopo 2 giorni il senso del gusto e dell'olfatto cominciano a tornare.
Dopo un anno il rischio cardiovascolare si dimezza.
Dopo quindici anni il rischio di tumore al polmone, in molti casi, torna pari a quello di chi non ha mai fumato.
Il metodo combinato, il più efficace secondo la scienza
Non esiste una formula magica, ma esiste un approccio che funziona meglio degli altri: la combinazione di supporto comportamentale e farmacologico. I farmaci lavorano sulla dipendenza fisica dalla nicotina. Il supporto comportamentale lavora sulle altre due (quella comportamentale e quella psicologica) aiutando a smontare i rituali automatici e a gestire le emozioni senza appoggiarsi alla sigaretta. Insieme, questa combinazione può portare il tasso di successo fino al 60%, contro il 4% della sola forza di volontà.
Il punto di partenza è il medico di base, che conosce la storia clinica del paziente e può indirizzarlo verso il Centro Antifumo più vicino. I Centri Antifumo sono strutture distribuite su tutto il territorio italiano che offrono percorsi integrati con medici e psicologi specializzati.
I farmaci disponibili: dalla citisina alle NRT
Nelle ultimi mesi si è parlato molto di un "nuovo farmaco" per smettere di fumare. In realtà non è così. Il farmaco in questione è a base di citisina, una sostanza di origine naturale usata come farmaco dal 1964, quando venne commercializzata in Bulgaria sotto il nome di Tabex. In Italia era già disponibile dal 2015 come preparazione galenica in farmacia. La novità vera è un'altra: da marzo 2026 il farmaco Recigar, a base di citisina, è diventato rimborsabile al 100% dal Servizio Sanitario Nazionale per tutti i fumatori tra i 18 e i 65 anni che intraprendono un percorso in un Centro Antifumo.

La citisina funziona occupando i recettori della nicotina nel cervello, riducendo sia il desiderio di fumare che la gratificazione che ne deriva. Non è però l'unico farmaco disponibile: esistono anche le terapie sostitutive nicotiniche (cerotti, gomme, spray, inalatori), la vareniclina, il bupropione e la nortriptilina. Il medico valuterà qual è il trattamento più adatto caso per caso.
Le sigarette elettroniche non contano come smettere
Una domanda ricorrente riguarda le sigarette elettroniche. La risposta è articolata: le e-cig erogano nicotina senza combustione, ma non risolvono la dipendenza comportamentale e psicologica. Il gesto rimane. Il rito rimane. Chi passa alle elettroniche non sta smettendo di fumare nel senso pieno del termine, sta sostituendo un dispositivo con un altro. In più, i dati sui danni a lungo termine dell'inalazione di vapore non esistono ancora. Lo stesso vale per le sigarette a tabacco riscaldato come IQOS e per i sacchetti di nicotina.
Smettere di fumare da soli ha un tasso di successo del 4%. Farsi aiutare, con un percorso che combini supporto comportamentale e farmacologico, può portarlo al 60%. La citisina è ora rimborsabile nei Centri Antifumo. Il punto di partenza è sempre il medico di base.
Farsi aiutare non è sinonimo di debolezza. È la scelta più intelligente che si possa fare.