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5 Maggio 2023
12:30

Quali sono i Paesi il cui nome finisce per “–stan” e che ruolo geopolitico hanno

Spesso facciamo fatica a distinguerli e addirittura a pronunciarne il nome, tanto ci sembrano tutti uguali, eppure i Paesi dell’Asia centrale, il cui nome finisce in "-stan" sono un insieme di equilibri e interessi talvolta molto diversi fra di loro.

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Quali sono i Paesi il cui nome finisce per “–stan” e che ruolo geopolitico hanno
geopolitica paesi asia centrale

Ci sono sette Paesi al mondo che hanno il nome che termina con il suffisso –stan: Afghanistan, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Il suffisso significa “terra”, quindi quando è affiancato da un nome indica il territorio dove un particolare popolo vive. Afghanistan significa quindi “terra degli afghani”, anche se in realtà non è mai semplice suddividere una o più popolazioni per etnie.

A parte Afghanistan e Pakistan, che si trovano in Asia meridionale e lungo la vecchia direttrice della Via della Seta, gli altri Stati che terminano per "-stan" sono tutti in Asia centrale e condividono un passato più o meno comune. Vediamo quali sono le loro caratteristiche peculiari.

asia centrale paesi con stan
Carta in cui si possono vedere tutti e 7 i Paesi il cui nome termina col suffisso "–stan"

La geografia dell'Asia centrale

L’Asia centrale rappresenta l’area più vasta al mondo senza sbocchi sul mare, ben 4 milioni di km quadrati, anche se è scarsamente popolata. Ci vivono, infatti, solo 17 milioni di persone per una densità abitativa di 18 persone per chilometro quadrato. Per fare un paragone: in Europa la densità media è di 109 abitanti per km quadrato.

Il territorio ha paesaggi molto vari, la parte meridionale è desertica ma verso sud est, fra Tagikistan e Kirghizistan, si sviluppano le catene montuose del Pamir, dello Tien Shan e dell’Hindu Kush. Il fiume Ural, il Mar Caspio, il lago Balqas e il lago Issyk-Kul' approvvigionano la regione di riserve idriche. Il lago d’Aral, una vera catastrofe ambientale degli ultimi anni, è ormai prosciugato insieme ai due fiumi che vi affluivano.

Diverso discorso va fatto per l’Afghanistan ed il Pakistan, che sono ubicati in aree a netta prevalenza montuosa.

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Le diverse etnie in Asia centrale

L’Afghanistan ed il Pakistan, essendo proprio nel bel mezzo della tradizionale direttrice che collega fin dall’antichità Estremo Oriente, Africa ed Europa, ha una composizione etnica molto più variegata dei Paesi dell'Asia centrale e spazia dai pashtun, ai tagiki, agli hazari e ai beluchi, per dire solo le maggiori.

popoli asia centrale

D'altro canto anche l’Asia centrale conta più di 40 etnie, ma sono perlopiù radunate intorno ai cinque gruppi principali, kazachi, uzbeki, turkmeni, kirghisi e tagiki. A separarli sono numerose differenze culturali, i tagiki sono un popolo iraniano. Gli uzbeki sono un popolo turco e originariamente nomade, come i kazaki che però provengono dalle steppe. Insomma, abbiamo un’immensa varietà.

La rilevanza geostrategica

La geopolitica è una disciplina sviluppatasi fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, e uno dei suoi padri fondatori, il geografo inglese Halford Mackinder, sviluppò una teoria che trattava gli attuali Paesi "-stan" come centro di controllo del mondo.

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La mappa di Mackinder, 1904

L’Asia centrale fu infatti da lui definita “Heartland”: a motivo della sua posizione, chi ne avrebbe avuto il controllo avrebbe dominato tutto il continente euroasiatico. Non sono quindi un caso i numerosi scontri fra Impero zarista e Regno Unito per il loro dominio nel XIX e XX secolo.

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Sebbene sia poi stato chiaro che le supposizioni di Mackinder fossero esagerate, la posizione geostrategica dei Paesi "-stan" è una questione da non sottovalutare nemmeno oggi. Essi infatti confinano sia con aree instabili che con altre rilevantissime nel mondo odierno.

Basti pensare che, oltre l’instabile Afghanistan e la sempre contesa regione del Kashmir, l’Asia centrale è il perno su cui ruota l'asse Cina, Russia e Iran, i tre principali rivali geopolitici degli USA.

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La contesa fra Occidente, Russia e Cina

I cinque Paesi "-stan" dell'Asia centrale per la maggior parte della storia recente sono appartenuti alla sfera di influenza della Russia, ma da trent’anni, con lo scioglimento dell’Unione Sovietica, il distacco sta diventando sempre più elevato. L'eredità sovietica ha lasciato quattro dei cinque Stati con un sistema autoritario, da cui è escluso solo il Kirghizistan – seppure con una democrazia molto instabile. Le loro economie, d'altro canto, si stanno aprendo da anni verso forme più liberali.

Essendo un territorio ricchissimo di risorse naturali, sia la Cina che le potenze occidentali si stanno impegnando a colmare il parziale vuoto lasciato dalla Russia, impossibilitata a esercitare la stessa influenza del passato. Non solo, vista l'invasione russa dell'Ucraina, i Paesi "-stan", in primis il Kazakistan temono che qualcosa di simile possa accadere anche a loro in futuro e stanno cercando di aumentare la distanza da Mosca. 

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Ne può approfittare soprattutto la Cina che negli ultimi dieci anni, con la Belt and Road Initiative, ha fatto continuamente affluire nell'area capitali e lavoratori provenienti da Pechino. La Cina deve però scontare una certa ritrosia a causa della repressione della minoranza uigura, di religione musulmana, nella vicina regione di confine dello Xinjiang.

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Anche Stati Uniti e Unione Europea non si stanno facendo scappare l’occasione di provare a instaurare una cooperazione euroasiatica. È sorto infatti l’Astana International Financial Center regolato dal diritto inglese e collegato anche con il Medioriente e la Shanghai Stock Exchange.

Fra il 2004 e il 2015 svariati paesi dell’Asia centrale hanno permesso installazioni NATO, e gli Stati Uniti hanno fondato il forum di cooperazione economica C5+1. Supportando poi le politiche militari antiterrorismo dell’area, è nato anche il Global Counterterrorism Forum. La zona, infatti, è soggetta ad attacchi e incursioni del Movimento islamico dell’Uzbekistan e del Vilayat Khorasan, una frangia dell’Isis.

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Non possiamo dimenticarci di nominare la Turchia. Sfruttando l’appartenenza comune ad etnie turcofone, il Presidente Erdogan ha creato il Consiglio di cooperazione dei paesi turcofoni. Il progetto nasce dalla volontà della Turchia di espandere le proprie aree di influenza, con la finalità di ricreare progressivamente qualcosa che si avvicini alle passate glorie dell'Impero Ottomano. Attualmente questo forum comprende, oltre la Turchia, anche Azerbaigian, Kazakistan e Kirghizistan, con Turkmenistan e Uzbekistan che hanno lo status di membri non ufficiali. Insomma, i contendenti per il controllo dell'Asia centrale sono tanti e la partita è aperta.

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