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29 Luglio 2026
7:00

Umberto I di Savoia, l’assassinio per mano di Gaetano Bresci il 29 luglio 1900 che cambiò l’Italia

Il 29 luglio 1900, a Monza, l'anarchico Gaetano Bresci uccise il re Umberto I per vendicare la repressione dei moti milanesi del 1898. Contrariamente alle sue attese, però, il regicidio rafforzò la monarchia: salì al trono Vittorio Emanuele III. Bresci, condannato all'ergastolo, morì in carcere nel 1901.

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Umberto I di Savoia, l’assassinio per mano di Gaetano Bresci il 29 luglio 1900 che cambiò l’Italia
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L'assassinio del re Umberto I da parte di Gaetano Bresci, via Wikimedia Commons

Il regicidio di Umberto I di Savoia, allora Re d'Italia, fu compiuto il 29 luglio 1900 a Monza da un anarchico originario di Prato, Gaetano Bresci, che uccise il sovrano con tre colpi di rivoltella. L’attentato fu uno dei numerosi attacchi contro sovrani e governanti compiuti dal movimento anarchico tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.

Più specificamente, Bresci volle colpire Umberto I perché aveva approvato la violenta repressione dei moti per il pane, scoppiati a Milano nel 1898. Il regicidio, però, non scatenò l’indignazione del popolo contro la monarchia, come Bresci si aspettava. Dopo la morte di Umberto I, figlio del primo re d'Italia Vittorio Emanuele II, ascese al trono il figlio, Vittorio Emanuele III.

Il tirannicidio e l’età degli attentati anarchici

Sin dal mondo antico si sono verificati casi di «tirannicidio», cioè l’uccisione di sovrani e altri leader politici considerati, a torto o a ragione, dannosi per il benessere pubblico. Il caso più famoso è certamente quello di Giulio Cesare, assassinato a seguito di una congiura nel 44 a. C.

La morte di Cesare nel dipinto di Vincenzo Camuccini
La morte di Cesare nel dipinto di Vincenzo Camuccini.

Il movimento anarchico, per gran parte della sua storia, ha condotto le sue battaglie attraverso ribellioni, dimostrazioni di piazza e altre forme di propaganda. Tuttavia, nel periodo compreso tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento una corrente del movimento maturò la convinzione che gli attentati contro sovrani e governanti potessero costituire una forma particolarmente efficace di «propaganda col fatto» e spingere la popolazione alla rivolta. Per tale ragione, gli anarchici compirono numerosi attentati contro regnanti e uomini politici, uccidendo, tra gli altri, il presidente francese Sadi Carnot nel 1894, l'imperatrice d'Austria Elisabetta (la celebre Sissi di Baviera) nel 1898, il presidente degli Stati Uniti William McKinley nel 1901. Gli attentati non derivavano da un piano comune e spesso gli esecutori agivano isolatamente.

Chi era l’anarchico Gaetano Bresci

Umberto I fu ucciso da Gaetano Bresci, un anarchico nato a Coiano, frazione di Prato, nel 1869. Bresci iniziò a lavorare da adolescente come operaio tessile e maturò presto convinzioni politiche libertarie. Già a quindici anni si affiliò al circolo anarchico della sua città. Nel 1895 fu condannato al confino sull’isola di Lampedusa, dove restò circa un anno. Scarcerato, ebbe un figlio da una donna con la quale aveva una relazione e nel 1898 decise di emigrare negli Stati Uniti. Si stabilì a Paterson, nel New Jersey, dove viveva una numerosa comunità italiana, nella quale erano presenti vari esponenti del movimento anarchico. A Paterson Bresci trovò lavoro come operaio e si mise in luce come un giovane brillante, anche perché, a differenza degli altri italiani, parlava bene l’inglese ed era capace di interagire con la gente del posto.

Gaetano Bresci
Gaetano Bresci. Credit: Wikimedia Commons

La repressione dei moti del pane e la pianificazione dell’attentato

Nel 1898, mentre era a Paterson, Bresci venne a conoscenza della feroce repressione attuata a Milano in occasione dei moti per il pane: il 7 maggio l’esercito, comandato dal generale Fiorenzo Bava Beccaris, aprì il fuoco con fucili e persino cannoni sulla folla che protestava perché il prezzo del pane era troppo alto, uccidendo un centinaio di persone (oltre trecento secondo altre ricostruzioni). L’evento fu uno dei momenti più drammatici della crisi di fine secolo, cioè la crisi politica e sociale sviluppatasi in Italia negli ultimi anni dell’Ottocento. Dopo la repressione dei moti, il re non solo non stigmatizzò il comportamento di Bava Beccaris, ma volle addirittura premiare il generale, insignendolo di una decorazione e nominandolo senatore del Regno.

Barricate a Milano durante i moti del pane
Barricate a Milano durante i moti del pane. Credit: Wikimedia Commons

Bresci, colpito dalla notizia, decise di vendicarsi. Nel febbraio del 1900 acquistò un revolver Harrington & Richardson a 5 colpi e in maggio si imbarcò per l’Italia, deciso a uccidere Umberto. Non è noto in che termini altri anarchici di Paterson fossero coinvolti: l’ipotesi che il regicidio fosse stato un complotto organizzato non è mai stata provata. È stata avanzata persino l’ipotesi che tra gli anarchici di Paterson fosse stato effettuato un sorteggio per decidere chi dovesse sparare a Umberto: anche in questo caso, non ci sono state conferme.

Il regicidio: Monza, 29 luglio 1900

Giunto in Italia, Bresci soggiornò in diverse città e in luglio si stabilì prima a Milano e poi a Monza, dove, dal giorno 21, si trovava anche il re Umberto, che era in villeggiatura nella Villa Reale. Il sovrano aveva subito due attentati negli anni precedenti – quello di Giovanni Passannante nel 1878 e quello di Pietro Acciarito nel 1897 – ma era restato incolume. L’attentato del 1900 gli fu invece fatale.

Illustrazione dell'attentato di Acciarito
Illustrazione dell'attentato di Acciarito. Credit: Wikimedia Commons

Il 29 luglio intorno alle 21,30 Bresci si mescolò alla folla che attendeva il passaggio di Umberto nei pressi della Villa Reale. Il re stava rientrando a bordo di una carrozza dopo aver assistito a un concorso ginnico presso la sede di una società sportiva. Appena la carrozza fu vicina, Bresci sparò quattro colpi di pistola, tre dei quali andarono a segno. Umberto, colpito alla spalla, a un polmone e al cuore, fu trasportato subito alla Villa Reale, ma morì poco dopo. La salma fu portata a Roma su vagone speciale e tumulata al Pantheon.

Vagone funebre di Umberto, utilizzato per portare la salma a Roma
Vagone funebre di Umberto, utilizzato per portare la salma a Roma. Credit: Wikimedia Commons

Le conseguenze dell'uccisione di Umberto I

Dopo l’attentato Bresci si lasciò catturare da un maresciallo dei carabinieri, scampando al linciaggio della folla. Interrogato sulle ragioni del suo gesto, dichiarò: «Io non ho ucciso Umberto. Io ho ucciso il Re. Ho ucciso un principio». Fu processato il 29 agosto e condannato all’ergastolo nel penitenziario di Santo Stefano (dato che la pena di morte era stata abolita). Il 22 maggio 1901, meno di un anno dopo il regicidio, fu trovato impiccato nella cella. La morte fu archiviata come un suicidio, ma nel corso degli anni è stato avanzato il sospetto che l’anarchico fosse stato eliminato di proposito dagli agenti penitenziari.

Quel che è certo è che l’attentato suscitò reazioni sdegnate e, al contrario di quello che Bresci si aspettava, consolidò il consenso e la popolarità della monarchia. Al posto di Umberto I, del resto, ascese al trono il figlio Vittorio Emanuele III, che regnerà nel Paese fino al termine della Seconda guerra mondiale, rendendosi complice dell’ascesa della dittatura fascista e dei suoi crimini.

L’attentato di Bresci fu però apprezzato in alcuni ambienti anarchici e funse da motivo di ispirazione per l’americano Leon Czolgosz, che nel 1901 uccise il presidente McKinley.

Fonti
Gian Domenico Zucca, Appunti per una biografia su Gaetano Bresci a cento anni dalla morte
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