25 Gennaio 2022
12:32

Hunga Tonga, l’eruzione ci ha dimostrato che conosciamo ancora poco i vulcani

L'eruzione del 15 gennaio 2022 a Tonga ha fatto notizia in tutto il mondo. Ma come è possibile che un'eruzione così grande abbia colto la comunità scientifica di sorpresa?

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A cura di Andrea Moccia
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Hunga Tonga, l’eruzione ci ha dimostrato che conosciamo ancora poco i vulcani
Eruzione tonga satellite

L'eruzione del 15 gennaio 2022 del vulcano Hunga Tonga – Hunga Ha'apai ha tenuto incollate agli schermi persone da ogni angolo del mondo. Secondo la NASA l'eruzione è stata così violenta da sprigionare diverse centinaia di volte più energia della bomba atomica di Hiroshima e lo tsunami che ne è conseguito ha raggiunto addirittura le coste del Perù, dall'altra parte dell'oceano Pacifico, causando due vittime. Il disastro ha provocato numerosi blackout nell'arcipelago, l'interruzione della comunicazione internet e tutt'ora è in corso la conta dei danni – principalmente grazie all'analisi di immagini satellitari ad alta risoluzione.
Oltre alla tragedia umana e sociale, l'aspetto che merita una riflessione è di carattere scientifico: molti vulcanologi non avevano neanche immaginato uno scenario simile.
Dopo la fase eruttiva di dicembre 2021, infatti, si credeva che il vulcano fosse nelle fasi finali dell'attività. E invece, colpo di scena. L'Hunga Tonga Hunga Ha'apai ha sorpreso tutti.
Come è possibile?

Le eruzioni del 2021 a Tonga

Nonostante il nome di Tonga giri sulla maggior parte dei giornali internazionali dal 15 gennaio 2022, questo vulcano già da dicembre 2021 ha mostrato segni di attività vulcanica. Perché, allora, non ne abbiamo mai sentito parlare prima? Semplice, fino al momento della grande eruzione nessuno aveva idea che quel vulcano potesse dar vita ad un evento così distruttivo, con un indice di esplosività vulcanica (VEI) tra il 5 e il 6.
Le eruzioni dell'Hunga Tonga – Hunga Ha'apai precedenti al 15 gennaio, infatti, non hanno mai superato il VEI 2. Proprio questo è stato il livello di esplosività raggiunto dal precedente evento eruttivo, iniziato il 20 dicembre 2021. Quell'eruzione fu caratterizzata da una colonna eruttiva alta circa 16 km e da un'attività di tipo sursteyano, cioè un'eruzione legata all'interazione tra lava e acqua (definita in gergo "eruzione freatomagmatica"). Anche nel record storico antecedente i valori VEI non sono mai stati superiori al 2. La comunità scientifica riteneva quindi l'Hunga Tonga un vulcano relativamente "tranquillo" e caratterizzato da eruzioni con una bassa esplosività.

Tonga post eruzione
Ciò che resta dell’isola di Hunga Tonga–Hunga Ha’apai dopo l’eruzione del 15 gennaio (immagine ottenute dal British Geological Survey tramite il Disaster Charter, satelliti Worldview–2, Maxar, Kompsat–3).

Cosa (non) sappiamo sui vulcani

Partiamo da un concetto: le eruzioni non possono essere sempre previste, anche se imminenti.
Prendiamo in esempio il vulcano delle Canarie Cumbre Vieja, a La Palma, uno dei vulcani più discussi del 2021 a causa della sua lunghissima eruzione. In quel caso l'evento eruttivo fu relativamente prevedibile perché anticipato da tutta una serie di segnali – come sismi di piccola intensità o l'innalzamento del suolo – che permisero alle autorità competenti di registrarne l'imminente arrivo. Già qui dovrebbe essere chiaro un primo punto: l'osservazione e il monitoraggio dei vulcani è di primaria importanza per riuscire a comprendere con anticipo l'arrivo di un'eruzione.

Se il vulcano è emerso, il suo monitoraggio è relativamente più semplice; se il vulcano è sottomarino, le cose si fanno enormemente più complicate. Tanto più se il vulcano in questione si trova nell'oceano Pacifico, in un'area remota, dove il primo insediamento urbano è circa a 65 km di distanza.
Consideriamo poi che i vulcani sottomarini, solitamente, non creano problemi alla popolazione come i vulcani emersi. Come ricorda anche l'INGV, se la cresta del vulcano sottomarino si trova a più di 500 metri di profondità allora la massa d'acqua probabilmente riuscirà a dissipare l'energia, rendendo limitati gli effetti in superficie. Sfortuna vuole che, nel caso dell'Hunga Tonga, la cresta fosse praticamente a pelo dell'acqua, riducendo drasticamente l'effetto frenante dell'acqua.

Hunga tonga gif
credit: NOAA.

Morale della favola?

La comunità scientifica non si aspettava un evento così potente. Si è trattato di un'eruzione dall'eccezionale potenza, di quelle che si verificano raramente. Questo però mostra come l'Uomo conosca ancora poco dei vulcani e del loro preciso funzionamento. Si tratta di strutture complesse, alimentate da sistemi profondi che ancora oggi sono in gran parte incompresi. Il motivo principale per il quale non riusciamo ancora a comprendere e prevedere sempre le eruzioni vulcaniche è legato al concetto di "profondità" espresso nel mio libro Un Tesoro al Piano Terra:

Immaginate la profondità come sinonimo di «difficoltà di accesso»: più è profondo un oggetto (nel sottosuolo), più sarà difficile afferrarlo; più è profondo un fenomeno naturale, più sarà difficile studiarlo e analizzarlo. Il perché è legato al semplice fatto che nelle rocce la temperatura e la pressione crescono con la profondità.</p> <p>Crescono talmente tanto che i nostri materiali, la nostra tecnologia e le nostre tecniche devono alzare bandiera bianca. La profondità è come un muro per la nostra conoscenza e, più essa sarà elevata, più alto e resistente sarà il muro. La profondità rappresenta il più grande limite per la comprensione dei fenomeni naturali che avvengono all’interno del sistema Terra.

Ciò significa che gran parte dei fenomeni naturali, il cui meccanismo di innesco avviene a grandi profondità, sono poco conosciuti. Esempi tipici sono le eruzioni vulcaniche, i terremoti e le inversioni magnetiche. Non è un caso che non riusciamo a prevederli. Per questo motivo la ricerca scientifica è di primaria importanza. Concludo riprendendo un altro passaggio del mio libro:

Credo che la vera grandezza della Scienza non stia nel dare risposte univoche ed esatte, ma in quella capacità di perseguire risultati inimmaginabili e nell’ostinata ambizione di voler superare i limiti della propria conoscenza.</p> <p>L’uomo non può far altro che porsi le domande giuste e cercarne le risposte attraverso la ricerca scientifica. È l’unica arma che abbiamo per indebolire i punti interrogativi.

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Andrea Moccia
Direttore editoriale
Sono nato nell'Agosto del 1985, a Napoli. Mi sono pagato gli studi universitari vendendo pop-corn e gelati nelle sale di un Cinema. Ho lavorato per dieci anni in giro per il mondo, di cui sette all'Istituto nazionale francese dell'energia, in qualità di geologo e team manager. Nel 2018 a Parigi, per gioco, è nata Geopop, diventata nel 2021 una azienda del gruppo Ciaopeople. Sono dell'idea che la cultura sia la più grande ricchezza per un Paese e ho deciso di dedicare la mia vita per offrire un contributo e far appassionare le persone alla conoscenza. Col sorriso :)
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