
L’ANPI è un’associazione di cittadini che intendono tutelare la memoria della Resistenza e sostenere l’applicazione della Costituzione. Al suo interno militano circa 170.000 persone, delle quali solo poche hanno combattuto nella guerra di liberazione nel 1943-45. Dal 2006, infatti, l’ANPI ha aperto le iscrizioni anche a chi, pur non avendo combattuto, condivide i principi e valori dell’antifascismo. I partigiani, che per ragioni anagrafiche stanno scomparendo, hanno in un certo senso «delegato» altre persone a continuare le loro battaglie per la tutela della memoria della Resistenza e per l'applicazione della Costituzione. L’ANPI esiste dal 1944 e da allora è stata sempre attiva. È erroneamente considerata un’associazione di sinistra, ma in realtà è aperta a chiunque si dichiari democratico e antifascista.
Cos’è l’ANPI e chi può avere la tessera oggi
L’Associazione nazionale partigiani d'Italia è un sodalizio che si batte per conservare la memoria della Resistenza e per sostenere i principi che l’hanno animata. L’ANPI è perciò impegnata nella difesa della Costituzione della Repubblica che, essendo stata scritta da esponenti politici antifascisti e da ex partigiani, è considerata il più importante lascito della Resistenza.
Per perseguire le sue finalità, l’ANPI organizza attività sia a livello nazionale sia locale, attraverso i comitati provinciali e le sezioni territoriali presenti in tutto il Paese.

In passato, il tesseramento era aperto solo a chi aveva fatto parte delle formazioni partigiane durante la Seconda guerra mondiale, ma dal 2006 le iscrizioni sono state aperte a tutti coloro che riconoscono i valori e principi della Resistenza. Attualmente gli iscritti sono circa 170.000 (dati 2025).
L’ANPI è finanziata prevalentemente con il tesseramento e con il contributo di iscritti e simpatizzanti, che possono versare all’Associazione il 5 per mille dell’Irpef. In quanto associazione riconosciuta come ente morale, riceve anche contributi dagli enti pubblici.
Storia dell’associazione nata prima della fine della guerra
L’ANPI è stata fondata a Roma il 6 giugno 1944, due giorni dopo che la città era stata liberata dall’occupazione nazista, per iniziativa dei partigiani che avevano preso parte alla lotta per la liberazione della città. Nel 1945, quando il resto d’Italia fu liberato dall’occupazione e dal fascismo, nacque un comitato dell’Alta Italia e l’ANPI divenne un’associazione nazionale.
Gli scopi dell’Associazione erano molteplici: impedire il ritorno di forme di dittatura come quella fascista, portare la voce dei partigiani nell’elaborazione delle politiche pubbliche; aiutare gli ex partigiani che cercavano lavoro.
L’ANPI divenne subito un attore importante sulla scena pubblica e ottenne il diritto a nominare 16 membri della Consulta nazionale (una sorta di Parlamento, esistito dal 1945 al 1946). Negli anni successivi fu attiva nella difesa dei partigiani che furono sottoposti a processo per le azioni compiute durante la Resistenza. Nel 1947 celebrò il primo congresso nazionale, nel corso del quale fu eletto presidente Arrigo Boldrini: era stato uno dei dirigenti della Resistenza in Emilia Romagna con il nome di battaglia di Bulow e sarebbe restato in carica fino al 2006.

In origine l’ANPI riuniva tutti i partigiani ma tra il 1948 e il 1949 subì la scissione degli esponenti di area cattolica e liberalsocialista, che diedero vita rispettivamente alla Federazione italiana volontari della libertà e alla Federazione italiana delle associazioni partigiane. La scissione era dovuta al fatto che, sebbene tutte le forze antifasciste avessero condotto insieme la Resistenza, la guerra fredda aveva provocato fratture insanabili tra le forze politiche (nello stesso periodo, una scissione simile avvenne in ambito sindacale, perché dalla Cgil si separarono la Cisl e la Uil). Nell’ANPI restarono soprattutto i partigiani legati al Partito comunista e al Partito socialista: poiché nella Resistenza erano stati i più numerosi, l’ANPI era l’associazione con il maggior numero di iscritti.
Negli anni seguenti, l’Associazione è stata attiva nel dibattito politico e nel 1952 ha fondato un suo periodico, Patria Indipendente, tuttora esistente. Nel corso degli anni, l’ANPI si è schierata per la pace, contro il riarmo, contro la Spagna franchista, per la tutela della Costituzione. Ha ottenuto un risultato importante nel 1958, quando il Corpo volontari della libertà (l’“esercito” che riuniva i partigiani) è stato riconosciuto come corpo appartenente alle Forze armate. Nel 1978 uno dei presidenti onorari dell’Associazione, Sandro Pertini, è stato eletto presidente della Repubblica.
Perché oggi esiste un’associazione di partigiani
Con il passare del tempo il numero di partigiani, per ragioni naturali, è progressivamente diminuito. L’ANPI era destinata a scomparire. La sua scomparsa avrebbe costituito un problema perché, con il passare degli anni, inevitabilmente la memoria si affievolisce. L'importanza della liberazione dalla dittatura fascista e dalla occupazione nazista sarebbe stata percepita con sempre minore intensità, con il rischio che simili forme di oppressione potessero riproporsi, sia pure in forma nuova.
Per contribuire a scongiurare tale pericolo, nel 2006 i partigiani decisero di ammettere nell'ANPI anche chi non aveva combattuto nella guerra di liberazione, essendo nato successivamente, ma ne condivideva lo spirito e i valori. I partigiani, in altri termini, affidarono ad altre persone la tutela della memoria della Resistenza e la difesa dei suoi principi: una mossa non sufficiente a scongiurare del tutto il pericolo di ritorno dei fascismi, ma che ha consentito di creare un altro "anticorpo" democratico.
Perciò, sebbene i partigiani combattenti fossero diminuiti, l’ANPI ha potuto continuare le attività. Negli ultimi anni, si è occupata di organizzare le celebrazioni del 25 aprile in tutto il Paese, ha partecipato attivamente alle campagne per il No referendum sulla Costituzione nel 2006, nel 2016 e ha promosso numerose altre iniziative. Negli ultimi tempi è stata particolarmente impegnata nelle iniziative contro il genocidio in Palestina, per il No al referendum sulla giustizia del 2026 e per la difesa della pace.

L’ANPI è stata coinvolta anche in polemiche per alcune posizioni espresse dalla segreteria nazionale, come quelle assunte sulla guerra tra Russia e Ucraina, e in alcuni casi è stata interessata da contrasti interni. Spesso è percepita come un partito politico di sinistra ed effettivamente è composta in maggioranza da persone di idee progressiste. L’Associazione, però, non è un partito politico ed è aperta a chiunque si consideri antifascista.